Edizioni Critiche Digitali

Negli ultimi vent’anni, con l’introduzione della videoscrittura, si è assistito a un mutamento epocale delle forme della comunicazione, mutamento dato dalle differenze radicali nei processi di ideazione, scrittura e revisione del testo digitale rispetto a quello manoscritto; qualcosa di paragonabile al grande cambiamento costituito dall’invenzione della stampa. In questo momento storico, tuttavia, non ci troviamo ancora di fronte a opere letterarie interamente appartenenti al nuovo circuito produttivo, ideate, progettate, scritte e riviste interamente su supporto digitale, ma a prodotti ancora di transizione, opere letterarie di una generazione a cavallo tra produzione manoscritta e produzione digitale, ed è importante non fare confusione fra i due livelli.

Per utilizzare il binomio felicemente adoperato da Peter Shillingsburg (Shillingsburgh 2006), altro è utilizzare le nuove tecnologie per realizzare edizioni critiche di opere appartenenti alla generazione Gutenberg, altro è pensare a una nuova filologia per le opere della generazione Google. From Gutemberg to Google si intitola infatti un fortunato volume dedicato proprio a questa delicata fase di passaggio tra i due momenti storici, in cui Shillingsburgh riflette su quali possano esser considerati i criteri per considerare attendibile l’edizione scientifica di un testo in rete.

 

PROTOCOLLI E PIATTAFORME

La grande massa di testi disponibili on line rende sempre più urgente la definizione di un protocollo delle edizioni di testi letterari dell’era Gutenberg nell’era Google, che costituisca una piattaforma comune tra l’editore critico dei testi, che continuerà ad assumersi la responsabilità di stabilire quale edizione si mette a testo (anche se in rete) e con quali caratteristiche, e il lettore, specialista e non, che potrà selezionare le informazioni fornite dall’infrastruttura elettronica a seconda dei propri interessi e delle domande che pone al testo.

Da questo punto di vista non ha molto senso parlare della necessità di una nuova filologia. Chi oggi impara a leggere e tra quindici anni scoprirà nel Web il Don Chisciotte, potrà ancora contare sull’edizione di Francisco Rico, senza la necessità di istituire una nuova edizione critica del testo per il solo fatto di leggerlo in rete, e se rimarrà incantato dai versi del Canzoniere di Petrarca, potrà scoprire la straordinaria genesi di quel testo attraverso l’edizione del “Codice degli abbozzi” di Laura Paolino.

Un altro discorso, invece, va fatto per i testi della generazione Google, ovvero quelli interamente concepiti, progettati, realizzati e letti (o ascoltati) in rete. Testi che non saranno più fatti di carta, ma di bytes e di pixel, e per i quali si dovrà davvero pensare (ma sarà compito della generazione successiva alla nostra) a una nuova filologia.

 

NUOVE TECNOLOGIE E “VECCHIA FILOLOGIA”

Vediamo invece quali innovazioni ha provocato l’introduzione delle tecnologie digitali, che hanno rivoluzionato, sempre nell’ambito della “vecchia” filologia, il modo di lavorare del filologo.

1. Un primo grande cambiamento, nella fase di raccolta e studio dei testimoni, è rappresentato dalla digitalizzazione dei materiali manoscritti, che, accanto a uno studio diretto dell’autografo, possono essere studiati a video, superando storici problemi legati alla collocazione dei testimoni (spesso in Archivi e Biblioteche molto lontani fra loro), ma anche alla qualità della loro riproduzione. Una foto digitale ad alta definizione (che può essere realizzata con una semplice macchina fotografica digitale) permette di ingrandire l’immagine fino a dieci volte la sua dimensione naturale, di ruotarla, di modificarne colore e contrasto cromatico, e addirittura, se visualizzata con particolari programmi di trattamento delle immagini, di leggere sotto cassatura ciò che ad occhio nudo risulta indecifrabile. Nelle edizioni digitali, inoltre, grande vantaggio è dato dalla possibilità di archiviare off, ma soprattutto on line, tutta la documentazione, manoscritta, dattiloscritta e a stampa, relativa a un testo, e di offrirla al lettore che, molto più agevolmente che in passato, può ripercorrere la ricostruzione del filologo direttamente sui documenti, mostrando così, concretamente, quell’ipotesi di lavoro costituita dall’edizione critica.

2. Un secondo cambiamento nel lavoro del filologo di testi d’autore riguarda la fase di elaborazione dell’edizione critica, ovvero la possibilità, nella rappresentazione della genesi ed evoluzione del testo, di utilizzare un supporto digitale piuttosto che cartaceo. Gli esperimenti fatti in questo senso, ormai abbastanza numerosi, mostrano le innumerevoli opportunità date dalle edizioni ipertestuali nella rappresentazione della diacronia del testo e delle dinamiche correttorie. L’edizione on line, a differenza di quella cartacea, permette infatti di utilizzare link, ovvero collegamenti all’edizione, interni o esterni ad essa, e marcatori cromatici per rappresentare le varie stratificazioni del testo o più fasce correttorie. Tutti elementi che nell’edizione cartacea erano affidati ai marcatori tipografici (monocromi), e all’uso di simboli e abbreviazioni.
Anche in questo caso, la grande quantità di informazioni archiviabili in rete, supera quelle difficoltà costituite dal supporto cartaceo, che facevano sì che il filologo dovesse rispondere anche a criteri di economicità nella rappresentazione dell’apparato.

3. Grandi vantaggi ha anche prodotto la tecnologia digitale nella fruizione delle  edizioni critiche, sia a livello di apprendimento didattico che di studio specialistico, per l’immediata disponibilità delle edizioni realizzate on line, che possono essere visualizzate e studiate, o – se abilitate – scaricate sul proprio computer. Non dobbiamo dimenticare che la filologia d’autore è sempre stata appannaggio di un’editoria alta, molto elegante (anche per le raffinate tecniche tipografiche utilizzate), ma anche molto costosa, e questa maggiore fruibilità degli strumenti di studio costituisce una vera e propria rivoluzione democratica.

4. Un altro vantaggio è costituito dalla disponibilità e dalla facile consultazione di edizioni realizzate a livello internazionale, che portano la filologia d’autore italiana a confrontarsi con le tecniche di rappresentazione e studio delle varianti d’autore elaborate in altri paesi, non solo europei, mettendo in moto un virtuoso circolo di comunicazione che permetterà a questa disciplina di uscire dall’isolamento in cui ha vissuto finora, e alla comunità scientifica internazionale di elaborare protocolli e tecniche di rappresentazione sempre più condivisi, vero fondamento di un metodo scientifico.

5. Le ultime frontiere del web, infine, costituite dall’uso di piattaforme di lavoro e scambio di informazioni (Web 2.0), hanno rappresentato una vera e propria innovazione metodologica, superando le distanze geografiche fra gli studiosi, che possono confrontarsi direttamente tra loro e condividere i contenuti e gli spazi virtuali delle varie piattaforme in tempo reale, in una sorta di seminario permanente. Un modo di lavorare nuovo, su scala globale, dalle straordinarie potenzialità (si veda qui sotto l’esperimento gaddiano WIKI GADDA) che cambierà sempre di più il lavoro del filologo, facendolo passare da una dimensione individuale (quando non solipsistica), alla condivisione del sapere con un’intera comunità scientifica.

 

[Testo tratto da P.Italia-G. Raboni, Che cos’è la filologia d’autore, Roma, Carocci, 2016 (V ed.)].